[RECENSIONE] "I Medici. Una dinastia al potere", di Matteo Strukul

I Medici. Una dinastia al potere, di Matteo Strukul - recensione

I Medici. Una dinastia al potere Matteo Strukul

Formato: ebook e cartaceo

Prezzo: € 3,99 - € 4,90

Isbn ebook: 9788854198593

Isbn cartaceo: 9788822717467

Editore: Newton Compton

Genere: romanzo storico

Uscita: 2016

Trama:
Firenze, 1429. Alla morte del patriarca Giovanni de’ Medici, i figli Cosimo e Lorenzo si trovano a capo di un autentico impero finanziario, ma, al tempo stesso, accerchiati da nemici giurati come Rinaldo degli Albizzi e Palla Strozzi, esponenti delle più potenti famiglie fiorentine. In modo intelligente e spregiudicato i due fratelli conquistano il potere politico, bilanciando uno spietato senso degli affari con l’amore per l’arte e la cultura. Mentre i lavori per la realizzazione della cupola di Santa Maria del Fiore procedono sotto la direzione di Filippo Brunelleschi, gli avversari di sempre continuano a tessere le loro trame. Fra loro c’è anche una donna d’infinita bellezza, ma dal fascino maledetto, capace di ghermire il cuore di un uomo. Nell’arco di quattro anni, dopo essere sfuggito a una serie di cospirazioni, alla peste e alla guerra contro Lucca, Cosimo finirà in prigione, rischiando la condanna a morte. Fra omicidi, tradimenti e giochi di palazzo, questo romanzo narra la saga della famiglia più potente del Rinascimento, l’inizio della sua ascesa alla Signoria fiorentina, in una ridda di intrighi e colpi di scena che vedono come protagonisti capitani di ventura senza scrupoli, fatali avvelenatrici, mercenari svizzeri sanguinari…


Per oggi cedo il ruolo del recensore al nostro Tadzio, amante dei romanzi storici (ma non solo): a lui l'onere di leggersi quest'opera, a lui l'onore di parlarne! - ZeroZero


NON è un grande romanzo storico.

Avrei davvero voluto recensire positivamente questo primo volume della serie de I Medici, perché tratta un periodo importante e ricco, in bellezza e crudeltà, della nostra storia; speravo che un autore italiano avrebbe saputo raccogliere e raccontare una simile eredità nel modo migliore.

Purtroppo non è stato così.

Leggendolo, ho immaginato l'autore compulsare un manuale di storia di Firenze e procedere in questo modo: "dunque, adesso Cosimo viene arrestato... butto giù il quadretto in cui accade ciò... bene, fatto! Poi che succede? [sfoglia il manuale] Ah sì, riesce a scampare l'esecuzione e va in esilio..." e così via.

Questo procedere a campate narrative si avverte, non consente lo sviluppo di quella tensione che dovrebbe animare un romanzo storico, fatto di intrighi e battaglie, ed è senza mezzi termini brutto.

La candida spiegazione di Strukul al riguardo non migliora le cose, anzi mi ha infastidito.

Cito: 

Raccontare le gesta dei Medici comporta [...] la narrazione di un periodo di quasi trecento anni [...] ho ritenuto opportuno adottare una modalità narrativa per quadri. Era questa l'unica soluzione che mi permetteva di coprire un periodo ampio, dal punto di vista temporale, senza timore di smarrire la continuità.

Traduzione mia: che sgionfa questa lunga storia medicea, via di taglia e cuci, così facciamo prima.


Metodo Strukul?

E il risultato è quello che è, privo di mordente, così come i personaggi, che in generale sono sagome vuote capaci solo di rigurgitare nozioni sulla situazione politica del loro tempo e un sentimentalismo da romanzo d'appendice.

Non c'è tensione, non c'è aspettativa; gli sviluppi più banali sono dipinti come colpi di genio.
Prendiamo ad esempio la prigionia di Cosimo: rischia la pelle, è il banchiere più ricco di Firenze e cosa decide di fare? Corrompere il giudice affinché lo risparmi.
Ma chi l'avrebbe mai immaginato? Che intuizione salvifica! E dire che ci sono volute ben due potenti menti, quelle di Cosimo e dell'appiccicosa consorte Contessina, per giungere a tanto acume.

Anche la linea narrativa - di pura invenzione - riguardante Laura Ricci e Schwartz viene risolta in quattro e quattr'otto, senza ispirare un minimo di suspence... abbiamo una seducente fattucchiera che odia a morte i Medici, al lettore piacerebbe smarrirsi in ipotesi sul perché di tanto rancore, e invece... tutto viene spiattellato quasi subito, perché vuoi mica privilegiare un po' di noir a scapito del romanticismo d'accatto fra vittima e stupratore, che sopravvive a suon di introspezioni psicoanalitiche ante litteram?

Ed è la psicologia dei personaggi il principale ante litteram del romanzo, troppo vicina a quella attuale, non sempre coerente al ruolo rivestito: abbiamo, come già accennato, uno spietato mercenario e una perfida avvelenatrice che sospirano come gatti in calore nelle spire di una relazione à la Cinquanta sfumature; c'è Cosimo de' Medici, che quarantenne ricchissimo e coltissimo patrizio apostrofa la moglie con un "piccola mia".
Da qui a "ehi, bambola" il passo sembra pericolosamente breve.


Se Cosimo e Contessina avessero avuto lo smartphone...

Di questa sciatteria anacronistica risente anche lo stile: per compensare le parole ben poco quattrocentesche dei suoi protagonisti, il narratore sparge qua e là come lustrini termini quali "desco", "allucciolato", "ingallare", nel vago tentativo di trasportarci nella Firenze del tempo - cosa che le sue generiche descrizioni (salvo, in parte, quelle di battaglia) fanno a stento.

Va detto che l'editing in generale è carente; ad esempio:

Fiorentini e lucchesi, senesi e pisani non erano altro che una massa di cani idrofobi che vivevano al solo scopo di azzannarsi fra loro in nome di una sedicente egemonia che nessuno riusciva davvero a imporre all'altro.

Il punto di vista è quello di Francesco Sforza, condottiero di ventura celebre e incallito.
Mentre il paragone toscani-cani idrofobi è calzante, sembra ridicolo e artefatto il concetto di egemonia espresso nello stessa frase... figurarsi poi una "sedicente" egemonia (al massimo presunta, ché l'egemonia non è un individuo e di sé non può dire niente) "che nessuno riusciva davvero a imporre all'altro" (e dunque non è tale, visto che il concetto stesso implica la supremazia come fait accompli.

Ed è solo un esempio di aggettivazione creativa, per non dire irresponsabile, adottata da Strukul, che si accompagna a perle del calibro delle "ragnatele inquiete".

In sintesi: si tratta di una letturina in salsa storico-rosa abbastanza scorrevole da poter essere gustata con diletto in due-tre pomeriggi di noia? Sì.

Si tratta di un Grande Romanzo Storico ®? No.


Questo il giudizio di Tadzio: siete d'accordo? Fatecelo sapere nei commenti! :)

Commenti

  1. Ciao! Ti ho nominato per un premio, spero che ti faccia piacere :-)

    https://lanostrapassionenonmuore.blogspot.com/2019/01/sunshine-blogger-award-award-courtesy.html

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    1. Moltissime grazie, Silvia - fa sempre piacere ricevere un riconoscimento ;)

      Buon proseguimento di settimana!

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