Fenomenologia di Sara Rattaro

Fenomenologia di Sara Rattaro: una Critica

*** AVVERTENZA ***

In questo post ho cercato di riassumere una discussione che si è protratta per diversi giorni in "redazione".

Se siete fan sfegatati di Sara Rattaro, probabilmente NON gradirete ciò che segue: continuate la lettura a vostro rischio e pericolo

- ZeroZero


Sara Rattaro.

Periodicamente il suo nome rispunta fra i book-blog, quasi sempre circondato da un alone di entusiastica aspettativa o di approvazione pressoché unanime.

Negli ultimi giorni, la sua nuova opera, Andiamo a vedere il giorno, ha praticamente intasato il nostro feed (almeno trenta post fra segnalazioni e recensioni in anteprima in questi ultimi due, tre giorni), non è stata da meno: un ennesimo successo, ammiratori a corto di aggettivi adatti a descrivere la gioia estatica di godersi un nuovo capitolo della saga familiare aperta da Non volare via.

Anche sui social la febbre è alta, con tanto di hashtag dedicato!

Ma qual è la trama che tanto ha messo in agitazione i lettori (e soprattutto le lettrici)? 

Alice è stata una figlia modello e una perfetta sorella maggiore, quella che in famiglia cercava di tenere insieme tutti i pezzi mentre il padre stava per abbandonarli, quella che per prima ha trovato il modo di comunicare con il fratellino, nato privo di udito, e di farlo sentire «normale». Ha pensato agli altri prima che a se stessa, ha seguito le regole prima che il cuore e adesso, di fronte a una passione che ha scardinato tutti i suoi schemi e le sue certezze, si ritrova a mentire, tradire, fuggire. Ma sua madre, Sandra, non ha alcuna intenzione di lasciarla sola. Su quel volo per Parigi c'è anche lei, e insieme iniziano un viaggio che è un guardarsi negli occhi e affrontare tutti i non detti, a partire da quel vuoto che ha rischiato di inghiottire la loro famiglia tanti anni prima. Alice si illude che, ritrovando la persona che si era insinuata nelle crepe della loro fragilità, possa dare una risposta a tutti i perché che si porta dentro, magari capire ciò che sta accadendo a lei ora, vendicare il passato e punire se stessa. Le occorreranno chilometri e scoperte inattese, tuttavia, per comprendere che non è da quella ricerca che può trovare conforto. Perché una sola è la verità: la perfezione non esiste, solo l'amore conta, solo l'amore resta. E la sua famiglia, così complicata, così imperfetta, saprà dimostrarle ancora una volta il suo senso più profondo: essere presente, sempre e a ogni costo. Per continuare insieme il cammino, qualunque sia la destinazione.

Ah, ecco: come volevasi dimostrare.

A leggerla, parte il solito senso di oppressione comune a diverse sinossi dei romanzi di Rattaro.


Nella mente di Sandra, appena Alice osa dare segni di cedimento...

Colpi di testa? Centodigiotto...

Questa povera ragazza già ne ha passate di ogni, già si è ritrovata suo malgrado a dover reprimere parti di sé che inevitabilmente, prepotentemente tornano a galla... ma vuoi mica lasciarla un attimo da sola a smazzarsi i problemi suoi, come l'adulta che è? Certo che no, mammetta deve subito correre in aiuto - non richiesto - e accompagnarla mano nella mano, casomai decida di arruolarsi nell'ISIS o di diventare una ballerina al Moulin Rouge.

Non sia mai: deve mettersi in testa una volta per tutte, la cara Alice, che il senso più profondo della vita sua è essere presente, sempre e a ogni costo: credere-obbedire-combattere! 

E magari a far da balia al fratello non udente (ma autosufficiente e maggiorenne) per un altro paio di decenni:

Così, quando Matteo, dopo aver sostenuto la maturità, ci aveva comunicato di voler partire, Alice aveva esultato dalla gioia, io avevo sorriso compiaciuto, mentre Sandra era scoppiata in lacrime, lo aveva abbracciato forte e poi era scappata in camera da letto, disperata, quasi le avessero detto che andava in guerra. 

«L'America è troppo lontana. Alberto, fai qualcosa, ti prego!» mi aveva implorato quando l'avevo raggiunta nella nostra stanza. 

«Amore, dobbiamo lasciarlo andare. Matteo ha il diritto di scegliere la strada che preferisce...» «Chiederò ad Alice di andare con lui, almeno per un po'.» 

«Anche Alice ha la sua vita. Ha il master, un lavoro, un fidanzato che fra pochi mesi diventerà suo marito, non può fare da balia a suo fratello per sempre. Sono grandi, Sandra. I nostri figli sono cresciuti e a noi non resta che guardarli vivere. Non possiamo impedirgli di andare. I soldi ci sono. Alice non ci è costata molto.» 

«Ma è ancora così piccolo...» aveva provato a dire lei. 

«Lo sarà sempre. Resterà per sempre il nostro piccolo di casa, ma non possiamo impedirgli di vivere la sua vita, non dopo che ci ha dimostrato di sapersela cavare alla grande.» 

Già: Matteo, eterno piccolo di casa.

E Alice eterna badante a rimorchio.


Un consiglio amichevole per Sandra

Non viene voglia anche a voi di invitare Sandra a prendersi un paio di dozzine di Xanax e starsene un attimo tranquilla?

E magari a riconsiderare la scelta di riprendersi in casa quel broccolo di Alberto, ex-marito fedifrago, che al di là della sua mezza difesa della libertà di Alice poco altro aggiunge, tolte le sue brillanti battute grondanti cliché:

«Adesso pensiamo a goderci questo momento senza troppe preoccupazioni», dissi alla fine. «Domani Alice si sposa e per me sarà una giornata... difficile.» 

«Smettila tu, adesso», sorrise Sandra. «Andrea è così un bravo ragazzo.» 

«Andrea chi?» provai a ironizzare, col desiderio di levarmi di dosso tutte le preoccupazioni che non volevo rivelare. 

«Il fidanzato, nonché futuro marito di tua figlia! Sai quel giovanotto che gira per casa da quando andavano a scuola?» 

«Andrea è proprio un nome che non mi entra in testa», commentai con un mezzo sorriso. 

«Già. Per questo lo chiami 'Ehi, tu'?» 

«Sì, e non so perché mai voglia sposare proprio la mia bambina.» 

«Forse perché è innamorato pazzo di lei?» 

«Che esagerazione! E comunque non sappiamo nulla di lui.» 

«In effetti è praticamente cresciuto nel nostro salotto.» 

Poi credo di aver detto a mia moglie che non poteva capire, ma lo feci con un tono così serio da diventare ridicolo. Lei scoppiò a ridere e appoggiò la mano sul mio ginocchio dicendomi che ero uno stupido. 

Una dinamica di coppia a dir poco sfavillante, non c'è che dire: come avrebbe fatto Sandra, senza di lui e la sua funzione paterna quasi del tutto perfuntoria?


Il Vangelo secondo Sara Rattaro?

Già, gli uomini... in generale Rattaro non è benevola nei loro confronti.

Spesso adulteri, come l'amabile Alberto; di frequente in fuga, come in Uomini che restano...  

Eeeh, ma allora Carlo in Un uso qualunque di te dove lo mettiii?

Altolà, fan rattaroso/a sul piede di guerra: questa obiezione non regge, per due motivi:
  • Sandra in Non volare via è forte e determinata (e i suoi errori, per quanto gravissimi, sono giustificati dal tradimento subito), mentre qui Carlo è un elettroencefalogramma piatto, fra l'altro giustamente punito per aver osato pensare di poter ingabbiare Viola-lo-spirito-libero-ex-del-figo-del-liceo.
  • Inoltre, al contrario di Alberto, che torna capo chino e orecchiette basse da Sandra, Viola è super-mega-iper-distrutta dalla vergogna e si punisce in modo e-s-e-m-p-l-a-r-e (senza peraltro risolvere nemmeno uno dei casini provocati nel frattempo, ma va be', la buona volontà c'è). 
Visto?

Colpito e affondato: altro punto per il Team Mogli, yeah

Questa è grossomodo una costante delle narrazioni di Rattaro.

Forte forse della sua formazione scientifica (è laureata in Biologia), l'autrice presenta una prosa scorrevole e semplice, quasi chirurgica (in certi punti fin troppo, viene da dire: nelle prime pagine di Andiamo a vedere il giorno, ad esempio, la condizione di Matteo ci viene ricordata più e più volte, e sempre nei medesimi termini - "è sordo", "è sordo", "è sordo"; forse lui sì, ma noi no, non c'è motivo di ripeterlo ogni due righe!), mentre i salti temporali e di prospettiva evitano pagine e pagine "filler" noiose; e ogni tanto qualche frase si impone per la sua forza, questo le va riconosciuto...

...eppure non siamo riusciti a toglierci di dosso la sgradevole sensazione che, al netto di capacità espressive senza dubbio superiori e di un punto di vista più disincantato, Sara Rattaro offra ai suoi lettori (ma soprattutto alle sue lettrici) una visione della Donna e della famiglia non troppo diversa da quella che potrebbe ammannirci un onesto parroco o, in tempi più recenti, un certo femminismo della differenza.

Le Donne sono forti, sembra dirci Rattaro, ma la loro forza risiede soprattutto nel soffrire - per gli errori degli altri (in genere degli uomini), da perdonare (quasi) sempre e comunque, ma anche e soprattutto dei propri, che vanno espiati (e da questo punto di vista alla nostra Alice le cose vanno molto meglio che a Viola).

Una prospettiva che cercando di rendere eroiche le piccole grandi imposizioni della quotidianità di molte lettrici, sembra volerle riaffermare come un valore in sé.


Effetto Rattaro?

Tuo marito è un idiota, i tuoi ragazzi ti danno un sacco di preoccupazioni, la tua vita, giunta in quel limbo fra i quaranta e i sessanta (quando il supposto entusiasmo dei sogni e della gioventù non c'è più, ma devi ancora tirare la carretta fra casa e lavoro, per così dire) ti appare vuota?

Non ribellarti, non cambiare: resta lì e resisti, continua a soffrire - Sandra dev'essere il tuo spirito guida!

E può anche darsi che in tante trovino consolazione in questo modo di vedere le cose, non lo discutiamo.

Però... davvero basta questo per farsi acclamare come astro della letteratura italiana di oggi?

Davvero è sufficiente per essere definita perfetta o addirittura non criticabile?

Un messaggio consolatorio e adulatorio, espresso in modo rapido e semplice, da consumarsi anche fra un noioso impegno quotidiano e l'altro.

Che sia questa la sostanza segreta, il noumeno per dirla con Kant, alla base del fenomeno Sara Rattaro?

A scanso di equivoci, non abbiamo nulla contro Sara Rattaro, che sarà sicuramente una degnissima persona: ma è davvero così inconcepibile ritenere che tutta questa venerazione sia un filo esagerata?

A rischio di scatenare una nuova controversia, vogliamo chiederlo a voi, amici lettori.

Fan di Sara Rattaro, ora la parola passa a voi: parliamone, senza pregiudizi...

Commenti

  1. Ciao, mi chiamo Elisa e ho trovato il tuo post cercando notizie sull'ultimo libro della Rattaro.
    Io amo questa autrice, mi regala emozioni profonde e nelle sue storie trovo tanto coraggio, tanta profondità.
    Che hai tu contro di lei?
    Brutto post e brutto blog.
    Buona giornata.
    Elisa.

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    1. Penso che dalla lettura del post siano molto chiare le cose che non ci convincono nello stile di Sara Rattaro (non in lei come persona).

      Buona giornata a te.

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  2. Cercando delle recensioni sull'ultimo libro di Sara Rattaro è venuto fuori il tuo post.
    A me la scrittrice piace e trovo la tua recensione patetica.
    Ha ragione Elisa, brutto post e brutto blog.
    Marica.

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    1. Sono sicuro che troverai moltissimi altri blog di tuo gradimento.

      Buona giornata.

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  3. Brutto post e brutto post dite, care Marica ed Elisa?
    Non so... di certo attira brutte commentatrici.

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    1. Grazie per la difesa, S.; ma cerchiamo di attenerci a critiche sui commenti, e non su chi li scrive.

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  4. Chissà perché ho la sensazione di conoscerti. Di sicuro, per essere una che non ama la Rattaro, i suoi libri li leggi con mooooolta attenzione. Ci trovo della frustrazione in questo post. E mi accodo a chi mi ha preceduta: brutto post, brutto blog e aggiungo anche brutta persona.

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    1. Perdonami, al di là dell'accenno alla tua recensione (fra quelle che ho letto) ma non so a cosa tu ti stia riferendo, né comprendo i tuoi accenni a una mia presunta "frustrazione": per cosa, esattamente?

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    1. Benvenuta alla discussione, Grazia.

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    2. Comunque un autore può o non può piacere, creare una crociata contro non mi sembra corretto....potevi fare un semplice discorso generale!

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    3. Mi sembra che il termine "crociata" non sia molto calzante, Grazia: non abbiamo scritto di voler dar fuoco ai libri di Sara Rattaro, né di voler giustiziare sulla pubblica piazza chi ne ama i libri...

      Ci siamo soltanto chiesti dove stia l'appeal delle sue storie, tutto qui.

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    4. Visti i toni sembrerebbe così, ma evidentemente la vedo in maniera diversa!

      Peace & love

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    5. Certo: ci sono già troppi problemi a questo mondo.

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  6. non capisco proprio l'utilità di questo post. Non ti piace? Fai una recensione negativa. Invece mi sembra che tu voglia insultare chi la pensa diversamente da te. Questo è voler senza dubbio scatenare una controversia, non vedo un desiderio di confronto. Ma forse non sono abbastanza colta da coglierlo

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    1. Il passaggio alla controversia dipende dall'approccio alla discussione da parte di chi vuole parteciparvi, non dal tema della discussione in sé: non stiamo parlando di massimi sistemi né insultando la mamma di nessuno.

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  7. Io mi chiedo una cosa: se leggi un libro di un autore e ti fa schifo, ne leggi un altro e la tua opinione non cambia, e non cambia nemmeno al terzo, perché ostinarsi a leggere quell’autore? Ah, forse perché così puoi recensire negativamente e risultare così un blogger coi controcazzi, o per poter far post al solo scopo di mettere in discussione i gusti personali di altri blogger...e ancora mi chiedo, perché leggere i post di quei blog che ritieni falsi e ipocriti? Ci sarebbe da studiare su chi opera in questo modo, ma preferisco prenderla alla Schiavone...esticazzi!

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    1. A volte si legge anche così - perché ti ritrovi un libro in casa, perché altri ne parlano... qui in "redazione" abbiamo letto un po' proprio per poter esprimere un giudizio più completo, e per evitare le repliche del tipo "non puoi giudicare un autore da un solo libro" (con la qual cosa tra l'altro concordo).

      Non si tratta necessariamente di voler fare gli originali a ogni costo, ma solo di un nostro chiederci perché quest'autrice è così popolare (e magari anche a ragione), ma a noi non dice nulla?

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    2. Premesso che anche io vorrei "ritrovarmi" dei libri in casa e, invece, pensa te, mi tocca sempre andarli a comprare, altrimenti rischio di non leggere! Reputo che la lettura sia la cosa più soggettiva del mondo: ciò che a me può piacere, a te può far schifo e viceversa. E credo che i romanzi di Sara, come tutti gli altri, rientrino pienamente in questo giudizio. A voi non dice nulla? Evidentemente ci saranno altri romanzi che incontreranno il vostro gusto. Personalmente, ci sono autori e generi che non amo; li ho letti, magari una o due volte, ho capito che non fanno per me e li ho messi da parte, senza per questo aver avuto bisogno di scrivere un post in cui li ho aspramente criticati! Ma forse tutto questo dipende dal fatto che nel mio blog ho ben altri argomenti da trattare! Capisco che articoli come questo possano anche essere utili per attirare la massa, far crescere le visualizzazioni (a che pro, poi?!) ed essere usati, comunque, come tappabuchi!

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    3. I libri di Sara Rattaro si possono trovare anche in biblioteca, persino in quella di un posto piccolo e non particolarmente glamour come quello in cui abito.

      Detto questo, hai ragione, i gusti sono personali.

      Ciò su cui non sono molto d'accordo, invece, è questa idea in base alla quale non si dovrebbe parlare anche di ciò che non ci piace: e perché mai?

      I gusti si trasformano in carriere di rilievo per certi autori e in trend editoriali, che a loro volta possono cambiare la storia della nostra Letteratura; ecco perché interrogarsi sulle ragioni di chi è critico di determinati autori, così come indagare i motivi del loro successo, può essere interessante, secondo me.

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    4. Non ho detto che non si dovrebbe parlare di ciò che non piace, anche perché se fosse così non pubblicherei mai recensioni negative. Quello che ho detto è che se leggo un autore due o tre volte e non riesce mai a catturarmi, penso che sia sufficiente il tempo che gli ho dedicato, ho capito che non fa per me e, quindi, eviterò di leggerlo in futuro. Ciò che, invece, traspare da questo post è che voi Sara la leggiate sempre. È questo che fa sorgere qualche dubbio in noi: lettura atta a criticare e basta?!

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    5. Vorrei chiarire questo punto: qui ciascuno ha letto qualcosa di Sara Rattaro, ma nessuno si è messo lì a leggere tutto, abbiamo solo rimesso insieme i pezzi del puzzle, per così dire.

      Il punto del post non è descrivere Sara Rattaro o chi la segue come persone orribili.

      La questione è: a noi i libri di Sara Rattaro non hanno detto nulla (per i motivi che abbiamo esposto nel nostro pezzo), ma sappiamo che i suoi libri vendono un sacco; quindi, lettori di Sara Rattaro, potete dirci voi che cosa ci vedete di così interessante nelle sue storie?

      Tutto qui.

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  8. Ciao. Ti rispondo un po' perché mi sento tirata in causa (hai messo il link al mio blog) e un po' perché conosco le persone che inserisci nella tua critica. Loro non hanno bisogno della mia difesa, starai notando che ci riescono benissimo da sole, quindi mi aggiungo a loro e ti chiedo: hai qualche problema con noi? Normalmente evito discussioni, ma credo tu abbia proprio qualche problema con noi, qualche antipatia che fatico a spiegarmi.
    Deve essere così, perché altrimenti questo post non si spiega.
    Non ti piace la Rattaro? Non leggerla. Oh! È semplice eh! Entri in libreria, vedi il libro della Rattaro e tiri dritto. Tu leggi i suoi libri, lo fai da tempo a quanto pare, e forse lo fai col solo scopo di criticarla. Non so perché tu abbia la convinzione che lei non sia criticabile. Perché organizziamo un evento e ne parliamo bene? Siamo un gruppo di amiche che condividono anche la passione per alcuni autori, ma non per questo restano mute di fronte a un libro poco convincente (se vuoi ti metto un bel po' di link, giusto per farti capire eh!).
    Vuoi scrivere un post di critica? Fallo. Lo abbiamo fatto tutte prima di te, non stai proponendo niente di originale, ma fallo nel modo giusto. Non ti piace un'autrice? Scrivilo, ma non farlo col solo intento di parlar male di altri, perché più che una critica a un'autrice, sembra un attacco a un gruppo di persone e un modo poco carino per parlar male di qualcuno che, ti piaccia o meno, impiega del tempo e risorse per scrivere una storia. E soprattutto dimmelo, ti prego, perché continui a leggere i libri di qualcuno che non ti piace? Solo per scrivere post così negativi?

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    1. Ciao Scheggia.

      Mi sembra chiaro che la nostra critica non è rivolta alle persone (né a Sara Rattaro né alle sue lettrici), quanto piuttosto al suo messaggio, che francamente ci suona un po' retrogrado - tanto "datato" da sembrarci strano il suo successo fra così tanti lettori e così tante lettrici alle soglie del 2019.

      A scanso di equivoci, non è che io, ZeroZero, un bel giorno mi sia messo a leggere l'opera omnia di Sara Rattaro progettando di lì a qualche mese di criticarla senza pietà: più semplicemente, leggendo qualcosa di qua, parlandone con chi aveva letto altri suoi lavori di là, è venuto fuori questo post.

      Qui si parla dello stile, dei temi e del messaggio scelto da Sara Rattaro, non di voi, nei confronti delle quali non potremmo provare alcuna forma di antipatia nemmeno volendo, non conoscendovi quasi per nulla...

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    2. Per essence uno (credo di aver intuito tu sia maschio) che non ci conosce quasi per nulla, sei riuscito a linkare ben quattro di noi che, guarda un po', siamo un gruppo di amiche! Detto ciò, consiglio personale: dai una bella ripassata ai verbi, perché tra post e risposte, hai fatto fuori talmente tanti congiuntivi che sento Dante rivoltarsi nella tomba!

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    3. Seguo i vostri blog da un po', ma questo non significa che vi conosca personalmente.

      Quanto ai congiuntivi, sinceramente non mi sembra, ma se hai dei suggerimenti non li butto via di sicuro.

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  9. Ciao sono ancora Marica, mi chiedo in quanti siete in questo che vanta addirittura una redazione.
    Ho letto anche gli altri tuoi post, sei (o siete?) una persona a cui non va bene niente: se ci sono blog che recensiscono in un certo modo sono falsi, non ti vanno a genio i tbr, non ti va a genio il modo in cui i book blogger impostano il loro lavoro, ti da fastidio se recensiscono lo stesso libro… ma alla fine cosa ti va bene?
    Sei frustrato, usi il blog per sfogare i tuoi malumori e per mettere in cattiva luce scrittori e blogger.
    Hai mai pensato di rivolgerti a uno psicologo per risolvere i tuoi problemi di impotenza intellettuale?
    Pensaci, potrebbe tornati utile.

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    1. Ti ringrazio per la tua sollecitudine nei miei confronti, Marica.

      Essendo relativamente nuovo del book-blogging (le persone che lo gestivano prima ora si limitano a fare da consulenti di tanto in tanto, da cui il termine "redazione"), mi sembra naturale pormi delle domande su alcuni suoi aspetti, soprattutto su quelli che a prima vista non mi convincono.

      Concludo facendoti notare che nei post che hai letto sicuramente avrai notato diversi commenti positivi da parte di altri blogger, quindi mi chiedo chi abbia davvero problemi di rabbia, qui dentro...

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  10. Risposta collettiva stile simposio alle Consorelle dell'Ordine rattariano (grazie ZeroZero per la segnalazione, mi sono appena connessa ^_^).

    Innanzitutto son felice di scoprire che più approfondisci un argomento, che sia la Rattaro o altro, meno hai diritto di discuterne, quindi ricapitolando: se non avessimo letto niente di suo non avremmo voce in capitolo (e fin qui grazie, capitan ovvio); a leggerne uno solo, saremmo stati superficiali; uno allora si prende la briga di leggere in modo approfondito per avere cognizione di causa, e allora è cretino e frustrato e impotente ecc. e la sua opinione vale meno ancora!

    Semplicemente geniale.

    Signore, qui si è scritto un post onesto riguardo ciò che pensiamo dei romanzi di Sara Rattaro (e non di lei come persona, non siamo come voi che non distinguono fra la persona e il suo lavoro, fin lì ci arriviamo), e casualmente il nostro giudizio non collima con quello espresso da voi... e quindi?

    Ci accusate di fare polemica: e allora? Mica è un male in sé, la controversia. Se il nostro pensiero sui libri della Rattaro fosse stato paro paro al vostro, che senso avrebbe avuto scriverne?

    Non siamo intellettualoidi né letterati né niente; solo, cerchiamo di scrivere ciò che pensiamo solo quando lo riteniamo necessario, ossia A) abbiamo qualcosa che ci sembra interessante dire; B) non è già stato detto e ridetto negli altri blog (ad esempio la ventordicesima segnalazione/recensione/GDL dell'ennesimo romance).

    Non so, a me da lettrice fa piacere leggere in dashboard tanti titoli e argomenti diversi - e non tiriamo a mano intelletti elevati o cultura accademica per favore, ché qui si legge e si commenta di tutto; evidentemente a voi (e a chi vi passa i libri) va bene leggere lo stesso identico post di segnalazione o la milionesima recensione del tal libro, stile Borg o valle dell'eco.

    Vi siete sentite attaccate personalmente? Excusatio non petita, verrebbe da dire (visto che noi siamo quelli colti, con la puzza sotto al naso)... ma volendo elaborare: qui abbiamo fatto un'ipotesi sul successo dei romanzi della Rattaro dal punto di vista dei contenuti. Punto.

    Abbiamo criticato i vostri gusti, sì, ed è proprio questo il succo del book blogging, almeno per noi... mettere a confronto opinioni diverse, anche accalorandosi... non far salotto e "ma come osi non aver letto l'ultimo della Armentrout?" e via di hashtag librosi, o leccarsi il culo a vicenda perché "questo mese ho letto 73 libri per un totale di 15.833 pagine!!!" (che vuoi, un biscottino?) ; "OMG io invece non sono riuscita a rispettare la TBR da 40 libri di ottobre, oh beh li aggiungerò ai 55 della TBR di novembre!"

    Siamo qui per parlare di libri (e di lettori), e anche per discuterne senza peli sulla lingua (se per voi questa è una "crociata", basterebbe che seguiste qualche telegiornale per abbassare gli occhi per la vergogna... sono lì le vere crociate purtroppo).

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    1. La nostra teoria sul successo di SR (a livello tematico) è stata esposta con ironia - okay, sappiamo che da voi tutto viene preso con mortale serietà, ma ci abbiamo provato... se da persone adulte quali siete non sapete distinguere fra critica alle opere, attacco all'autore e attacco ai lettori, o siete in malafede, o i vostri sentimenti sono ben delicati - su, guanti-sciarpa-e vitamine, ché l'inverno si avvicina e l'influenza sta per arrivare... anche la pappa reale è consigliatissima ^_^

      Dite che è campata per aria, la nostra ipotesi? Ah, non saprei dire, visto che nessuna di voi finora si è premurata di confutarla, malgrado l'invito a discuterne.
      Non una di voi è entrata nel merito, vi siete limitate a starnazzare di maleducazione e di attentati a Sara e frustrazione, chi almeno mettendoci la faccia, altri in anonimo (Sugar Free e Olivia Hessen ops, Elisa e Marica, fate ciao con la manina! E ripassatevi le linee guida della vostra stessa community, già che ci siete ^_^).

      E adesso scusate se la pianto qui, mafia rattarosa (giunte qui in branco a 2 minuti di distanza l'una dall'altra) sto cercando di prenotare il mio primo appuntamento dallo psichiatra, ma è impegnato da tre ore con Marica e non sono ancora riuscita a parlarci ^_^

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    2. Accidenti, Miya - se questo è il tuo commento, non oso immaginare cosa avresti scritto se il post l'avessimo lasciato a te...!

      Detto questo, devo però invitarti a tenere un linguaggio più consono; come dicevo, qui si dovrebbero criticare le idee, non le persone.

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    3. Io un biscottino lo gradirei, grazie! Non ci soffermiamo a confutare questo post per il semplice fatto che state qui a muovere una critica su gente che nei propri blog è libera di recensione ciò che le pare, di parlare, bene o male, dei libri che preferisce. Io stilo un tbr, sì. Qualche problema? Questa cosa crea degli scompensi nella vostra vita? Semplicemente, sono una persona organizzata, che ogni mese vuole avere ben presente ciò che dovrà pubblicare e la tbr mi aiuta a fare ciò. Per me il blog è un divertimento, ma anche un lavoro e come tale lo gestisco. Non mi sono mai vantata del numero dei libri o delle pagine lette. Quello che però traspare da questa risposta è che voi ci seguite eccome. E che i nostri blog vi servono come spunto per star qui a starnazzare come galline!
      Fare blogging non vuol dire criticare i gusti altrui (da che pulpito, poi?), ma parlare di libri, magari lanciare delle discussioni, ma senza mai permettersi di accusare, denigrare e criticare gratuitamente gli altri. Questo, invece, mi pare è proprio ciò che succeda qui: ho scorso i vecchi post e non ho trovato altro che rubriche su rubriche e post polemici. Ma voi leggete o vi limitate a rompere le scatole agli altri?
      Comunque, sento puzza di Amalia qui!

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    4. Ok, partiamo dal fondo: sono andato a rivedermi il tuo blog e ho capito a cosa ti riferisci: per quel che vale, non sono io l'autore di quel commento, per quanto capisca che non ti sia piaciuto.

      Per quanto riguarda i miei "attacchi" al modo di fare book-blogging degli altri, come dicevo, secondo me qui si confonde la causa con l'effetto...

      Non è che noi si vada a caccia di blogger da criticare, bensì il contrario: seguendo diversi blogger, si notano delle tendenze, dei temi comuni, e magari viene da chiedersi perché le cose si facciano in un certo modo invece che in un altro.

      Parlando delle TBR: proprio come te, altre persone hanno commentato dicendo che si tratta di un modo per tenersi organizzati.

      Ottimo, è proprio questo il tipo di dialogo che voglio: queste persone non si sono inalberate, hanno solo chiarito il proprio punto di vista.

      E così ora hai fatto tu: non c'è motivo di sentirsi attaccati, e quindi nemmeno di partire di rispondere al fuoco che non c'è...

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  11. voi cosiddetti bookbloggers vi arrogate il diritto di criticare tutto e tutti ma siete veramente gli ultimi,e si vede anche da chi ti segue.

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    1. Qualche blogger di sicuro, ma anche tanti commentatori di blogger, a quanto sembra.

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