I faunetti di Pasolini. L'amore che grida il suo nome

Lo accusai di avermi perduto; gli dissi perfino che, avendo avuto la possibilità di scegliere fra quel suo Dio falso e me, egli mi aveva escluso, e che questa scelta era ormai definitiva. 
Lo trascinai lungo un sentiero appartato, e quando fummo ben lontani dalla strada, feci in modo di appoggiarlo ad un gelso, e lo abbracciavo, lo baciavo... Avevo l'abilità di chi chiede l'elemosina. Ma egli, spaventato dal male, ricominciò a piangere disperatamente; e io, spaventato a mia volta, mi inginocchiai davanti a lui e lo scongiurai di rasserenarsi. Gli promisi che da allora in poi l'avrei amato solo come un fratello. 
Un amore proibito, bruciante di gelosia e di rimorso, condannato dalla terra e dal cielo, a metà fra peccato e redenzione, fra carne e spirito e arte.

Questa la materia di Amado mio, preceduto da Atti impuri, due scritti giovanili di Pasolini pubblicati per la volta nel 1982, sette anni dopo l'assassinio dell'autore.


L'edizione originale Garzanti. In copertina, un disegno dello stesso PPP.

Scritti difficili, scabrosi per l'epoca in cui furono composti e persino per la nostra, ma la cui proposta vuole essere un omaggio al mese di giugno, dedicato ai temi e alle istanze LGBT.

L'idillio venato d'inferno narrato in forma di diario da PPP in Atti impuri si svolge nelle campagne del Friuli, dove l'autore è sfollato con la madre dopo l'8 settembre.

La passione che Pasolini, poco più che ventenne, concepisce per l'adolescente Nisiuti, impone subito con prepotenza il tema della colpa, della corruzione, delle aspettative sociali - incarnate da Dina, una giovane musicista invaghita dell'autore - e di una spiritualità agognata ma in fondo sterile:
L'ignoranza di Dina intorno al vero stato della mia colpevolezza, mi risvegliò inaspettatamente sentimenti, timori, pregiudizi che credevo ormai privi di senso per me. Ritrovai il significato letterale della parola «corruzione» [...] Poi Nisiuti si ammalò, e io me ne atterrii tanto che per la prima volta dopo tanti anni fui preso dallo scrupolo di Dio. 
Solo nel vedere Nisiuti malato, pensai a una presenza inesorabile di Dio. Vedevo le cose precipitare per una china predisposta con tanta precisione e coerenza, che non dubitato che ciò fosse dovuto a una sorveglianza divina... Nisiuti doveva essere liberato dall'orribile colpa in cui egli, così semplice e religioso, veniva trascinato dalla mia passione. E Dio lo liberava col farlo morire, col togliermelo, ma senza gioia o dolore da parte Sua.
La guarigione del ragazzo presto dissipa i tormenti mistici di Pasolini; più pressanti sono le voci che iniziano a diffondersi sul conto del giovane maestro, suscitate con particolare virulenza dal curato del paese:
[...] temevano Pilot per me, e lo temevano in quanto io avevo simpatia per i ragazzi (era la prima volta che il mio segreto, definiamolo in questo modo, mi appariva in una simile luce, così curiosamente oggettivato nella voce di un altro). [...] Dentro di me c'era la nudità del terrore.
Ma in fondo schiavo della propria interiorità più di quanto non lo sia della censura sociale, PPP affronta con tracotanza quest'ordalia, approfittandone per sfilarsi dalle attenzioni di Dina, sempre più soffocanti:
«E se fosse vero?» Questa ammissione pronunciata con la voce di un moribondo senza scrupoli e quasi sprezzante, segnò la fine del mio isolamento e il crollo delle sue ultime speranze. 
Perché non continuai a restar solo con la coscienza della mia diversità? Evidentemente solo perché mi era impossibile sostenere ancora quella situazione con Dina... o perché mi si presentava infine un modo obbligatorio, fuori dalla mia responsabilità, di confessarmi.
Ma qual è stato il dipanarsi sempre più inarrestabile del desiderio di Pasolini?
Ci troviamo di fronte alla cronaca di infatuazioni reali e suggestioni poetiche, non dissimili da quelle che leggiamo nella confessioni del Professor Humbert di lolitiana memoria: l'aspirazione a una forma concreta che sia oggetto di pura bellezza, appagamento di un bisogno ispirato dall'arte, prima ancora che dalla carne:
Dovrò accennare al «ragazzo biondo» - ennesima creatura della mia immaginazione - che avrei dovuto incontrare a Castiglione, con tutte le delicatezze, i misteri e le perversioni di uno studentello adolescente; il quale fosse in grado (quanto mi pareva assurdo!) di concepire il senso dei miei desideri e condividere la gioia impeccabile di un abbraccio? Nelle mie fantasticherie eterne, insopportabili mi impossessavo di lui, lo accarezzavo scoprendo in lui le seduzioni più torturanti e sottili...
Tadzio sulle rive del Tagliamento, potremmo dire.

PPP in un ritratto giovanile. Tratto dal Blog di Sandri

E molto humbertiano è pure - per non menzionare la recita scolastica I fanciulli e gli elfi, così simile a I cacciatori incantati - il sussulto che Pasolini vive ogniqualvolta si riaccende la speranza, e dipinge per noi una straziante teoria di faunetti, di disattese promesse.

Ad esempio, Bruno:
Bruno, un bambino senza una vera e propria bellezza [...] d'improvviso, senza la minima vergogna egli venne a urinare contro un albero, davanti a noi, non risparmiandosi nemmeno qualche gesto impudico. Era chiaro che io per lui non contavo nulla; ma fui ugualmente stretto dall'emozione. 
Bruno, chiuso e sgarbato, non lasciava mai trapelare nulla, con perversità puerile, di ciò che pensava, e troppo spesso dava manifesti segni di infischiarsene di me, scomparendo per lunghe giornate. Io impazzivo di gelosia per i luoghi che lo vedevano, per l'erba calpestata dal suo piede scalzo. Poi ricompariva, e con fredda e libidinosa condiscendenza, veniva con me in mezzo al granoturco.
Poi Gianni, inizialmente più docile e promettente:
Lo obbligavo ad andare a spasso con me [...] Scherzavamo e giocavamo, ma io decisamente ero un importuno. La mia povera dignità era senza soste ferita. Per qualche giorno Gianni dovette sopportare la mia «mania» di legarlo a un gelso fingendo di giocare ai pellirossa. E qualche volta riuscii anche a legarlo, con quale emozione è impossibile dire. Ma la mia piccola libertà era oltremodo amareggiata dalla faccia visibilmente scontenta di Gianni. Del resto, poiché nel legarlo non mi mancava la possibilità di fargli delle carezze, rincasavo coi sensi in fiamme e la presenza di quel tenero e vociante idoletto era una pece che alimentava l'incendio.
[...] era di una bellezza da potersi toccare come un oggetto: una luce dorata e minerale che splendeva nell'interno del suo corpo, accendendo più la sua carne molle e tiepida che i suoi occhi. 
Lo accarezzavo senza posa, giocando col suo piccolo corpo perfetto... «Come sei muscoloso!» gli dicevo toccandogli le braccia esili e fresche, scherzando. Ma Gianni mi prese in parola, e mentre gli altri due ragazzi erano intenti a certe loro faccende, egli scivolò seminudo sotto le coltri, e afferrando la mia mano, mi disse: «Ma i muscoli sono più forti nelle cosce...». Gianni, dopo quella sera, si stancò presto di me.
E a interrompere la relazione è uno spaventoso bombardamento, che lascia la famiglia di Gianni senza casa, costringendola a trasferirsi... il dramma corale, la guerra che cova nei cieli come in terra si traduce per Pasolini in un lutto molto più immediato:
Ero furioso per il distacco di Gianni, per le sue carezze che mi erano state rubate proprio quando più che necessarie mi erano dovute. Soffrivo ciecamente, come può soffrire un animale a cui sia stato strappato il figlio appena nato: dimagrivo e mi malavo, per quel tormento di cui non riuscivo a capacitarmi. Pertanto consideravo quasi mio diritto di pretendere che Nisiuti mi capisse e mi compensasse [...] con un'ostinazione da maniaco o da bambino.
Ecco quindi entrare in scena Nisiuti, timido e modesto: a renderlo inaccessibile a PPP, al di là dell'indole, anche la chiara percezione della differenza di ceto: borghese l'uno, contadino l'altro:
[...] si riprometteva con i due ospiti «signori» una conoscenza, o, chissà, un'amicizia piena di trepidazione, ma non sapeva come fare ad avvicinarci; egli a Viluta si sentiva il meno importante di tutti, e l'ultimo certamente, ad avere possibilità di rapporti con noi due.    
[...] avevo capito subito che era un ragazzo prezioso, da amarsi da lontano.
Ma l'ossessione divampa, tormentosa per entrambi:
[...] non riuscivo a stare più di un minuto lontano dal ragazzo, e se non l'accarezzavo, dovevo almeno guardarlo o parlargli. Questo mi faceva impazzire; ma non riuscivo più a trattenermi, a vincere l'impulso che mi spingeva come un automa a posare gli occhi o la mano sul corpo di Nisiuti. 
Un po' alla volta gli altri ragazzi e la gente si erano accorti della mia particolare simpatia per il ragazzo, [...] e lo prendevano in giro. Questo per molti mesi sarebbe stato il tormento segreto e intollerabile del ragazzo.
Nisiuti diventa sempre più l'unica misura di vita e di morte per PPP; rappresenta
quanto di più caro e amato ci fosse al mondo dopo mia madre.
Ogni dimensione dell'esistenza era occupata dal tepore del ragazzo, insieme al timore di non poterlo avere mai
Nisiuti stesso sembra accettare e condividere i sentimenti di Pasolini, con una grazia presaga, che lo fa assurgere al rango di fanciullo angelicato:
Ciò che fu Nisiuti quella sera, in mezzo ai suoi, fu per me qualcosa di indicibile. [...] capiva che era unito a me da qualcosa di speciale, un'attenzione, una curiosità, quasi una complicità che gli altri non avvertivano nemmeno. [...] Pareva che, molto più di me, prevedesse il nostro futuro, quello che doveva accadere fra di noi, due anni interi di amicizia, in cui non ci sarebbe stato giorno in cui non ci fossimo visti e baciati. [...] Tutto era contenuto in lui, tutto quello che è necessario all'amore. E niente di chiuso, di inespresso, di adombrato: il suo mistero splendeva chiaro come il suo sguardo.
Il contadinello cede, con molta reticenza vista la sua profonda religiosità, alle profferte di Pasolini, al suo ardore totalizzante:
«Nisiuti» riprendevo io, «ti prego, lascia che ti baci una volta sola le labbra, lascia...» «Perché?» egli disse infine con un'ombra di voce. Continuava a sorridere caldo, amico. «Perché voglio le tue labbra, Nisiuti. [...] Così ci si bacia quando ci si ama,» continuai, «tu mi vuoi bene?» [...] egli si arrese subito. Sentiva, benché non lo concepisse, la portata del mio male. Le ripercussioni, più che umane, quasi direi cosmiche, che aveva in me il suo rifiuto.
pure, la mancata intimità non è soltanto fisica, ma anche spirituale; solo occasionali fiori di condivisione possono essere colti, e accompagnano con inebriante, velenoso profumo la morte del sentimento.
Ad esempio, sotto un tramonto di fuoco:
«Sei cieco! Nel cielo accadono di questi miracoli e tu non te ne accorgi nemmeno. Non vedi che razza di tramonto?»  
«Lo vedo,» disse sorridendo Nisiuti, «ma che vuole, noi contadini non possiamo badare a queste cose.»  
«Ma tu,» dissi io nascondendo la mia mortificazione, il mio batticuore, il mio impetuoso desiderio di baciarlo, «tu dovresti accorgertene. E' una vergogna!» 
Ma il mio rimprovero era scherzoso e affettuoso.


Casa Bazzana a Versuta (Viluta), dove PPP e la madre sfollarono. Tratta dal sito del Centro Studi Pier Paolo Pasolini di Casarsa della Delizia

Su quei tetti stava in piedi Nisiuti, voltato verso il tramonto. A me parve che mi mancasse il respiro per la gioia, per la sorpresa, per la gratitudine.
«Che fai, Nisiuti,» gli gridai dalla strada.  
«Guardo!» rispose il ragazzo ridendo forte e molto imbarazzato per essere stato sorpreso in quel suo atteggiamento ingenuo. 
Io non mostrai la mia gioia a nessuno; tacevo, inebriato.
Rotolandosi sul fievole odor di viole, l'eco di foglia morta del faunetto che fu - per citare ancora Nabokov - Pasolini non può che prendere atto che
Il mio amore per Nisiuti continua a morire. 
Ora sono un deserto del tutto esplorato, sono tutto coscienza: non c'è alcun mezzo per salvarmi.
Non c'è redenzione possibile nell'amore per Nisiuti:
Adesso che lo umilio col parlarne, vedo quanto fosse umano, terrestre, persino prevedibile, benché rimanga nel passato, dietro le mie spalle, come un'isola di luce. [...] Il rimorso rappresenterebbe il crollo di tutta la mia vita vissuta, una crisi definitiva. 
E col malinconico Foscolo, Pasolini conclude che
«Non sì tosto la passione incomincia ad assumere l'onnipotenza del fato, ed opera come fosse la sola divinità della vita, ogni tinta d'impudicizia, d'infamia e di colpa dileguasi.»  

Di segno più amaramente ironico - complici i rimandi a diverse suggestioni letterarie, dal Tommaseo a Gide - è l'altra metà della raccolta, Amado mio.

Protagonista (e alter-ego di PPP) è Desiderio - nome quantomai appropriato, che ci fa ripensare all'Eros ritratto da Platone nel Simposio - giovane borghese in villeggiatura nelle campagne friulane nell'immediato dopoguerra.

Artista prigioniero di una fantastica ossessione, è alla ricerca, come Humbert in Lolita, di un ideale, prima ancora che di un compagno: i giovani paesani che passa al setaccio della sua brama non sono nemmeno persone, bensì «maglie».

Una in particolare attira la sua attenzione, prima di scomparire in un lampo:
In che luoghi e in mezzo a quale compagni la maglia aveva seguito il petto del suo possessore, o il cuore, se già al cuore giungevano le nostalgie di Desiderio?  
[...] il ragazzo era pura lontananza, Ignoto per eccellenza.  
E intanto come l'inventore di un romanzo pieno di vicissitudini, sacrifici silenziosi, ed eroiche decisioni, volava con l'immaginazione nella cucina di Lui, dove si stava cenando tra una masnada di deliziosi fratelli minori (?), una sorella alleata (?) e un padre tornato ubriaco dalla partita a bocce (?).
Dopo un breve approccio con un altro ragazzo, ecco comparire l'affascinante «maglia»: il suo nome (con una punta di dissacrante malizia forse) è Benito.
Quando furono soli, Desiderio strinse a sé Benito e lo baciò. Fu così felice che il ragazzo gli si fosse abbandonato che invece di baciarlo ancora, lo strinse per una mano e lo condusse di corsa fin sull'argine, gridando a Chini: 
«Niente, sai... non c'è niente da fare...»  
Benito taceva sorridente e quando Desiderio dicendo quella bugia a Chini per salvare il suo pudore gli strinse la mano egli, per quanto debolmente, rispose alla stretta...
Il delizioso efebico sostrato c'è; ma Desiderio, animo d'artista, deve reinventarlo:
Tanto per avere un pretesto su cui sospendere la sua emozione e la sua dedizione, Desi chiese al giovinetto se si fosse lasciato ritrarre [...]  
«Sai perché ti faccio il ritratto?» aggiunse poi rivolto al ragazzo.  
«No,» rispose Benito (ma per quale ragione era così servizievole e felice?)   
«Perché non posso baciarti.»

Perfino la stretta di Benito, invece di deliziarlo, lo torturava [...] Chi era Benito, dietro il suo corpo?

«Il tuo nome non mi piace,» gli disse dopo un po', «ti chiamerò Iasìs.»
«Chi era Iasìs?» chiese il ragazzo.   
«Un amore di fanciullo, di cui tutti si innamoravano.»
Ragazzo seduto, uno schizzo di PPP (1942). Tratto dal sito del Centro Studi Pier Paolo Pasolini di Casarsa della Delizia.

Conquistami inventami dammi un'altra identità, canterebbe Carmen Consoli. 
E infatti Desiderio fa centro:
Desiderio gridò forte il suo nome dal folto delle acacie. Iasìs allora corse verso di lui e Desiderio, abbandonata ogni incertezza, se lo strinse al petto, lo baciò come un pazzo sulle labbra [...] e quando la mano di Desiderio scese lungo il suo corpo giocando col povero spillo che ne proteggeva il mistero, fu il fanciullo stesso che se lo tolse...
Pazzo d'amore, invasato è Desiderio:
Era come l'automa del suo amore. La pupilla che correva verso il corpo di Iasìs o il palmo che lo toccava, non gli appartenevano più. 
E Iasìs non era poi nemmeno più una persona: era il Giovinetto...  
[...] pensava continuamente a Iasìs, un «colore d'oro», che si era sciolto dentro di lui, facendo della sua esistenza tutto un doloroso bagliore.
Ma come può Iasìs tollare una simile passione?
E' che Iasìs non voleva più star solo con Desiderio. [...] Ogni carezza che faceva a Iasìs, ogni sguardo che posava su di lui - con la speranza di cogliere chissà quale frutto, quale impossibile consenso - non faceva altro che distaccargli il fanciullo - pareva che lo stesso sentimento che bruciava Desi gelasse in misura uguale Iasìs.
Scottante si fa anche il divario di condizione fra i due amanti - tema già presente in Atti impuri:
Desiderio non poté provar altro che un'immensa pietà: vedeva le due o tre monete di carta in quelle povere mani, e pensando al risparmio che essi ne avrebbero fatto... si sentiva un nodo alla gola. [...] quanto a Iasìs, lo avrebbe gettato a terra e preso a calci. [...] c'era solo questa collera come per un'ingiuria patita ingiustamente.
L'ossessionante gelosia di Desi giunge al culmine durante una gita a Caorle: sente che fra lui e Iasìs si è creata una frattura insanabile:
«Non mi ami, non mi ami, Iasìs, anzi mi odii... se no perché mi faresti soffrire così?»  
«Oh io non voglio farti soffrire, sei tu che soffri,» disse Iasìs.
Ma Desi è irremovibile: la loro amicizia è conclusa.

Dopo una triste cena, la compagnia si dirige al cinema, dov'è in programma Gilda.

Desiderio è inquieto:
Del resto, di quel suo isolamento, poteva approfittare per dedicarsi a certe osservazioni a cui non avrebbe mai potuto rinunciare... un ragazzo indigeno che ora si arrotolava una sigaretta, scambiando ogni tanto una parola, nel suo dialetto saettante, con il compagno. 
Ah, come si accorgeva di possedere un petto... Un petto duro di dolore e gelosia, duro di un'invidia che lo faceva morire, se guardava gli «altri», essi pure possessori, ma quanto più fortunati e leggeri, di un petto...
L'eterna invidia dei «malati» per i «sani», da Tonio Kröger in poi...

Ma l'apparizione dell'Atomica, di Rita Hayworth, irrompe come un'apparizione sacra e profana, pacificatrice e consolante e salvifica:
Poi si spensero le luci, ed ebbe inizio quello che avrebbe dovuto essere il più bel film visto da Desiderio. Davanti a Gilda qualcosa di stupendamente comune invase tutti gli spettatori.
Rita Hayworth con il suo immenso corpo, il suo sorriso e il suo seno di sorella e di prostituta - equivoca e angelica - stupida e misteriosa - con quel suo sguardo di miope freddo e tenero fino al languore - cantava dal profondo della sua America latina da dopoguerra, da romanzo-fiume, con un'inespressività divinamente carezzevole. Ma le parole di Amado mio la evocavano, con la sua bellezza di contadina, quasi in uno stato di estenuazione o di post amorem, accovacciata presso un suo indicibile muchacho [...] Desiderio accarezzava la testa del ragazzo appoggiata alla sua spalla, come si accarezza un fratello. E tra le lacrime, invece del lungo discorso che avrebbe dovuto annunciargli la sua decisione di rinunciare per sempre..., gli mormorò all'orecchio: «Perdonami, Iasìs», ma Iasìs, a quelle impercettibili parole alitate da Desiderio, sorrise, distratto, e gli rispose: «Stasera.»

E così come il sensuale sfilarsi del guanto di Gilda, anche Pasolini-Desiderio e i suoi faunetti possono coagularsi in uno struggente, magico istante di poesia eterna.

Commenti

  1. Ciao! Pasolini è un autore che, ammetto, potrei conoscere meglio. Credo però che si tratti di un personaggio che, nel bene e nel male, è stato veramente "scomodo"... ha sempre ragionato con la sua testa, andando contro non solo ai classici perbenisti, ma anche, quando era necessario, alle persone dalle idee più liberali. Non è escluso che ci siano i suoi amori proibiti dietro al mistero della sua fine… anche se io resto persuasa che, al di là di chi possa essere stato l'esecutore materiale, il mandante abbia avuto motivazioni politiche o sociali. Temo che non lo sapremo mai!

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    1. Ciao Silvia!
      Anch'io ho iniziato a leggere (e apprezzare) PPP da pochissimo... divisivo e controcorrente, ma sempre con onestà intellettuale, non un polemista di mestiere come i tanti che oggigiorno infestano la carta stampata e i salotti televisivi.

      Quasi sicuramente, come dici, è stato eliminato perché scomodo per tanti, troppi... a prescindere dal colore politico.

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  2. Ammetto che non ne avevo mai sentito parlare, ma mi hanno incuriosito tantissimo. Sicuramente porrò rimedio alla mia lacuna leggendoli!

    https://julesonthemoon.blogspot.com/

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    1. Ciao Giulia!

      Ne varrà la pena, te l'assicuro ;)

      Grazie del tuo passaggio e del link al tuo blog.

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  3. Ciao, nuova follower; complimenti per blog e recensioni; questa l'ultima pubblicata da me: http://ioamoilibrieleserietv.blogspot.com/2018/06/recensione-serie-mary-poppins-p-l_26.html


    Se ti va ti aspetto da me come lettore fisso

    Grazie

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