Letture di maggio

Ultimo giorno di maggio, tempo di ricapitolare le letture del mese:


 Una pagina d'amore (1878) di Émile Zola, ottavo volume del monumentale ciclo dei Rougon-Macquart. Fulcro della vicenda è il rapporto della giovane vedova Hélène con la figlioletta Jeanne, creatura dispotica e malata che giunge a un atto estremo per ostacolare il nascente amore della madre per un affascinante (e sposato) medico.
Ho trovato modernissima la descrizione del travaglio di ragione e sentimento che, anche oggi, molte donne divise fra l'affetto per i figli e il legittimo desiderio di credere ancora nell'amore si ritrovano a vivere; dinamiche simili a quelle che si sviluppano nelle moderne "famiglie allargate".


Mendicante ladro (1978) è il secondo e ultimo volume dedicato da Irwin Shaw alla saga dei Jordache, iniziata con Povero ricco. Il giovane Wesley, rientrato in America dopo l'omicidio del padre Thomas a Nizza, deve scontrarsi con il fanatismo religioso della nuova famiglia della madre e non solo trovare il proprio posto nel mondo, ma anche rintracciare le proprie radici. Un percorso ricco di insidie e di sirene, che riesce ad affrontare aggrappandosi al ricordo del padre e all'aiuto degli zii e di nuovi amici conquistati dalla sua determinazione e dignità.
Wesley - come già il padre nel primo volume - è uno dei personaggi a cui mi sono più affezionato nel corso della mia vita di lettore: forte, sanguigno, irriducibile - e, per le signore che mi seguono: incredibilmente bello ;)


 La canzone di Achille (2013) di Madeline Miller è un romanzo di cui ho letto recensioni piuttosto negative in giro per la nostra comunità virtuale. Malgrado ciò, ho voluto dargli una possibilità, in memoria dei miei giorni di liceale classico e forte della calda raccomandazione fatta da autrici del calibro di Donna Tartt e J.K. Rowling.
Che dire? 
Se da un lato il personaggio di Patroclo rischia di apparire una sorta di groupie di Achille settebellezze - come spesso accade nei romanzi M/M più beceri, dall'altro ho trovato molto ficcante la tensione fra umano e divino incarnata da Patroclo e Teti (qui figura mostruosa, più simile alle cupe divinità arcaiche che alla levigata ninfa consegnataci dal mito classico), una contesa di cui Achille è l'eccezionale campo di battaglia.
E in fondo, trovo affascinante il motivo dell'amore come forza che prescinde dai meriti e dalle apparenze: un eroe può amare un mortale meno bello e meno forte di lui, con una fatalità tale da piegare il disprezzo di una dea.



Come tessere di un domino (1999) è un romanzo che da subito mi ha incuriosito per la sua provenienza: la Lettonia, un Paese di cui sapevo poco o nulla. 
Proprio la storia affascinante e travagliata di questa terra è il cuore della vicenda, che si snoda attraverso due linee temporali distinte: il XX secolo, segnato dalle occupazioni sovietica, nazista, e di nuovo sovietica; e un Settecento surreale, dove gli incantesimi e le malizie del Conte Cagliostro si intrecciano alla grande politica e all'alta società.
Un libro in cui l'autore Zigmunds Skujiņš - forse il maggiore intellettuale del suo Paese - scrive di identità, di famiglia e di memoria, fra personaggi degni di García Márquez e interrogativi che, tra il serio e il faceto, ci sollecitano come persone e come cittadini.


Di Fosca (1869) potete leggere qui la recensione. Mi limito ad aggiungere che si è trattato della più bella sorpresa di questo maggio: credevo fosse un romanzetto d'appendice, invece ha in sé temi molto attuali - il culto della bellezza, il bisogno d'amore (anche carnale) che può sconfinare in pretesa disperata, le convenienze e le meschinità che avvelenano i rapporti fra uomini e donne.



La ciociara di Moravia (1957) - romanzo reso celebre in tutto il mondo dal film di Vittorio De Sica. Uno sguardo realistico e crudo sulla guerra, al di là delle distinzioni fra buoni e cattivi, fra vincitori e vinti, che ci viene da una voce di donna concreta e reale (la potenza dell'arte! Un letterato dà vita a una popolana indimenticabile). Idealmente, da leggere subito prima o subito dopo La pelle di Malaparte.


 Amado mio - preceduto da Atti impuri è l'amore che osa dire, anzi gridare il suo nome. Opera meno nota di Pasolini, pubblicata postuma nel 1982, è il resoconto doloroso, paradossalmente dignitoso anche nei suoi risvolti più meschini, di passioni "diverse", impossibili non soltanto perché ritenute contro natura dalla società, ma anche per invalicabili differenze di ceto e di sensibilità.
Cronaca di un amore irraggiungibile al di là del momentaneo soddisfacimento carnale, in cui fantasie e suggestioni del protagonista prendono il sopravvento sulla personalità reale dei giovani di cui si innamora, condannandolo alla solitudine.
In un certo senso, quanto di più vicino a Lolita abbia trovato nella nostra letteratura.
Spero di recensirlo sul blog entro il mese di giugno ;)



Infine, Il garofano rosso (1948), di Elio Vittorini. L'educazione sentimentale e politica di un adolescente inquieto, sullo sfondo della Sicilia del 1924. Dalla passione per una compagna di liceo alla scoperta di un amore più intenso e velenoso per una donna perduta; dalla simpatia iconoclasta per il fascismo al disprezzo per i genitori socialisti di facciata; le amicizie e i tradimenti, Vittorini ci consegna un ritratto di giovane uomo nient'affatto addomesticato, con esperienze e riflessioni che - ammetto - ho trovato incredibilmente moderne e disincantate per un'epoca che sono sempre portato a ritenere più cupa, bigotta e perbenista di quanto non fosse davvero.
Una lettura che mi ha fatto pensare a quanto la natura umana, i turbamenti e le speranze, siano in fondo rimasti gli stessi... se ciò sia confortante o desolante, lascio decidere a voi ;)
Spero di recensire anche questo romanzo nelle prossime settimane.


Questo è tutto.

Ogni commento su questi romanzi è benvenuto, oltre naturalmente ai vostri personali recap!

Commenti

  1. Ciao! Io purtroppo non ho un buon rapporto con Vittorini...ho letto "Uomini e no" e, credimi, mi spiace recensire negativamente un classico, ma pur riconoscendo la grandezza dell'opera non è proprio nelle mie corde. Comunque, non è detto che altre opere sue non mi possano piacere…
    "Fosca" mi incuriosisce.
    Anche io oggi ho fatto un recap di maggio sul blog!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Silvia!
      Ti dirò, a me Il garofano rosso è solo "piaciucchiato" rispetto a Uomini e no, che invece trovo uno dei lavori più originali sul tema della Resistenza, molto incentrato sul piano più individuale, quotidiano, persino banale della lotta rispetto all'enfasi sull'azione, sulla battaglia che c'è, ad es., in Fenoglio.

      E comunque, i classici sono sempre libri, e come tali suscitano simpatie e antipatie, che è giusto esprimere... altrimenti cosa ci staremmo a fare qui? ;)

      Vado subito a curiosare sul tuo blog!

      Elimina
  2. Io ho ucciso "La canzone di Achille", era talmente penoso che ho dovuto trovare un nuovo aggettivo per definirlo.
    Belle le tue altre recensioni!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sì, mi riferivo alle recensioni tua e di Lakedamia/The Reading Pal infatti... so che l'intento era di sconsigliare il romanzo, ma tutta questa ferocia mi ha invogliato a leggerlo :D
      Il bello del confronto fra blogger è proprio questo in fondo ;)

      Grazie di essere passata!

      Elimina

Posta un commento