Cacciato dall'Eden

“Un vile, un miserabile, un pazzo sei, Elias Portolu, avanzo di galera, che cosa potevano aspettarsi da te tua madre, tuo padre, i tuoi fratelli? Hai insucidato la tua casa stessa, hai tradito tuo fratello, tua madre, te stesso. Caino, Giuda, vile, pezzente, immondezza. Che cosa farai tu, adesso; che, cosa ti resta a fare e non darti un colpo di scure?”
E ricadeva nel ricordo, e sentiva che ormai amava Maddalena fino alla morte, e che alla prima occasione sarebbe ricaduto; ed a questo pensiero gli si rizzavano i capelli per l'orrore. Così fece il viaggio. Oltrepassando il varco della tanca sollevò lentamente gli occhi e guardò come trasognato il paesaggio che gli si stendeva davanti, silenzioso e verde, di un triste verde invernale: le roccie, la linea del bosco, grave ed immobile sul cielo grigio, tutto gli parve mutato, tutto corrucciato contro di lui.
“Che ho fatto io? Che ho fatto io? Come sopporterò lo sguardo di mio padre?”

Qual è la colpa di Elias Portolu?
Cosa ha fatto, per muovere contro di sé persino la natura?


Elias Portolu (1903), edito da Il Maestrale

Tornato a Nuoro dopo aver scontato il carcere sul Continente, il giovane pastore Elias ci appare da subito diverso dai familiari, di una diversità congenita e acquisita insieme.
Laddove il padre zio Portolu e i fratelli Pietro e Mattia sono
bassotti, robusti, barbuti, col volto bronzino e con lunghi capelli neri. Anche zio Berte Portolu, la vecchia volpe, come lo chiamavano, era di piccola statura, con una capigliatura nera e intricata che gli calava fin sugli occhi rossi malati, e sulle orecchie andava a confondersi con la lunga barba nera non meno intricata. Vestiva un costume abbastanza sporco, con una lunga sopragiacca nera senza maniche, di pelle di montone, con la lana in dentro; e fra tutto quel pelame nero si scorgevano solo due enormi mani d'un rosso-bronzino, e nel viso un grosso naso egualmente rosso-bronzino.
lui
era alto e snello, col volto bianchissimo, delicato, sbarbato; aveva i capelli neri
rasati, gli occhi azzurri-verdognoli. La lunga prigionia aveva reso candide le sue mani e la sua faccia.
Il desiderio di fondersi nuovamente alla terra natia, che in sincronia con la sua ritrovata libertà lo accoglie col cielo diafano fiorito di stelle purissime... uno scampanio argentino di pecore al pascolo; un aspro profumo d'erba fresca, è forte, ma non altrettanta la fiducia di potersi riadattare a una vita umile e faticosa.
Pure, un sogno gli impartisce, per bocca di zio Martinu, il padre della selva - una figura dall'aura di fiaba; un parente sardo dell'Innominato, se vogliamo - un curioso consiglio:
Vado dietro queste pecore matte. Ma sono così stanco, padre della selva mia! Non ne posso più; sono debole e sfatto; non valgo più a nulla.” Eh, se tu non vuoi aver fastidi va a farti prete!”

L'amore della tenera e devota madre Annedda e le imminenti feste in onore di San Francesco infondono vitalità in Elias; la natura è partecipe di questa recuperata fede, ma sembra covare un'appena accennata, sensuale minaccia:
Era un mattino bellissimo. Le forti montagne verso cui si viaggiava sorgevano azzurre sul cielo ancora acceso delle fiamme violacee dell'aurora. La valle selvaggia dell'Isalle era coperta di erbe e di fiori; sul sentiero roccioso spiovevano, come grandi lampade accese, le ginestre d'oro giallo. Il fresco Orthobene, colorato del verde dei boschi, dell'oro delle ginestre, del rosso fiore del musco, si allontanava alle spalle dei viandanti, sullo sfondo perlato dell'orizzonte. D'un tratto la valle s'aprì: apparvero solitarie pianure coperte di messi ancor tenere, brillanti di rugiada, che, sotto i raggi del sole non ancora alto, avevano un luminoso fluttuare di argento. I prati coperti di papaveri di timo, di margherite, esalavano irritanti profumi.

E poco dopo infatti
Elias non s'era ingannato. Davanti al pozzo, stavano Pietro e zio Portolu; e inmezzo a loro la luminosa figura di Maria Maddalena. Elias sentì un colpo al cuore [...]
Maddalena non era molto alta, né veramente bella, ma piacentissima, svelta, con una finissima carnagione bruno-rosea, gli occhi lucenti sotto le folte sopracciglia, e la bocca sensuale. Il corsetto rosso-scarlatto, aperto sulla candida camicia, e il fazzoletto fiorito d'orchidee e di rose, la rendevano abbagliante. Tra le rozze figure di Pietro e di zio Portolu ella sembrava la grazia tra la forza selvaggia. Da vicino i suoi occhi lucenti, dalle grandi palpebre, dalle lunghe ciglia, un po' obliqui e socchiusi, un po' voluttuosi, affascinavano nel vero significato della parola.

Maddalena, la futura cognata; anche lei membro dissonante di una cerchia familiare e ordinata.

Elias deve non poco lottare contro i propri sentimenti - ardentemente ricambiati; ed è qui che la Deledda, lungi dall'aderire a un moralismo bacchettone e semplicistico - quale potremmo aspettarci da una scrittrice del primo Novecento - impernia il conflitto interiore del giovane sul dialogo fra due codici: quello cristiano e addomesticato del salace Prete Porcheddu:
Tu guardi la luna, Elias Portolu, tu pensi di fare una poesia... Ecco che ho indovinato, io. Tu sei innamorato.” Prete Porcheddu!...” disse Elias spaventato, chinando la testa. Sentì d'un colpo che quell'uomo che gli stava accanto possedeva il suo doloroso segreto: e arrossì di vergogna e di collera. Avrebbe voluto gettarsi sopra prete Porcheddu e strozzarlo. Tu sei innamorato di Maddalena. Eh, non farti rosso, non adirarti, figliuolo mio. Io l'ho indovinato, ma non spaventarti, non credere che tutti capiscano le cose come le capisce prete Porcheddu. Ebbene, che vergogna c'è? Essa una donna, e tu sei un uomo, ed essendo un uomo sei soggetto alle passioni umane, alle tentazioni, direbbe zia Annedda tua madre. La vergogna non sta in ciò, figlio mio; sta nel non sapersi vincere. Ma tu ti vincerai. Maddalena...” Parli piano...” disse Elias. Maddalena è per te una cosa sacra. Guardandola è come se tu guardassi una Santa: tu l'hai capito, non è vero?” Io... io l'ho capito...” mormorò Elias. Benissimo, tu l'hai capito: l'ho detto io che sei intelligente! Vedi, perché Dio ha creato il giorno e la notte? Il giorno per dar agio al demonio di combattere contro di noi; la notte perché possiamo raccoglierci in noi stessi e vincer le tentazioni. Le notti come questa son fatte per ciò, perché in queste notti così calme, nel silenzio dobbiamo specialmente pensare che la vita nostra è breve, che la morte viene quando meno si pensa, e che di tutta la nostra vita non portiamo davanti al Signore che le nostre buone opere, il dovere compiuto, le tentazioni vinte.” E la poesia, allora?”, chiese Elias, sorridendo a fior di labbro. E pareva lieto di coglier prete Porcheddu in contraddizione, ma la sua voce era turbata. La poesia bella è la voce della coscienza quando ci dice che abbiamo fatto il nostro dovere. Eh, cosa ne dici, Elias Portolu?” Io dico che è vero.”

e quello carnale, arcaico e pagano del padre della selva, zio Martinu:
Elias Portolu”, disse gravemente, “io so quello che vuoi dirmi. Maddalena è innamorata di te.” Zitto!”, disse l'altro con spavento, mettendogli la mano sul braccio. “Ogni piccola macchia porta piccole orecchie!”, aggiunse tosto, per scusare il suo turbamento. Sì”, rispose con voce grave il padre della selva, “ogni piccola macchia, ogni albero, ogni pietra porta orecchie. E che per ciò? Ciò che io ho detto e che dirò lo può ascoltare chiunque, cominciando da Dio che è lassù e terminando nel più misero servo. Maria Maddalena ti ama, tu l'ami; unitevi in Dio, perché egli vi ha creato l'uno per l'altra.” Elias lo guardava trasognato; ricordava il colloquio avuto con prete Porcheddu, i consigli, gli avvertimenti avuti in quella indimenticabile notte di San Francesco. A chi dare ascolto? Ma è la sposa di mio fratello, zio Martinu!” E se è la sposa di tuo fratello? Lo ama forse? No. Dunque non è sua e non sarà mai sua secondo le leggi del Signore. Il matrimonio d'amore è il matrimonio di Dio, quello di convenienza è il matrimonio del diavolo. Salvati, Elias Portolu, e salva la colomba, come la chiama tuo padre. Maria Maddalena accettò Pietro perché glielo imposero, perché egli aveva grano, perché aveva orzo, fave, casa, buoi, terre. Il diavolo operava. Ma Dio aveva destinato altrimenti. Egli ti fece tornare, ti fece incontrare con la ragazza: vi siete visti, vi siete amati, pur sapendo che secondo i pregiudizi degli uomini non potevate neppure guardarvi. Non senti tu in questo una forza superiore all'uomo, che gli addita la sua via? Non è la mano di Dio? Pensaci bene. Elias Portolu; ci pensi, pensato ci hai?”

La crisi di coscienza di Elias deflagra in un incubo febbricitante, popolato da una natura non più serena, ma ansante e stregata:
D'un tratto si lasciò cadere per terra, sotto un albero, tra i cui rami vedeva la luna guardarlo con un occhio luminoso quasi abbagliante. Quell'occhio di luna fu la sua ultima percezione; dopo non sentì che un acuto dolore al ciglio sinistro, e gli sembrò che gli avessero dato un colpo di scure; e il ronzìo entro le orecchie aumentava. Ma nel suo sogno malefico continuava a camminare, dicendo le più strane cose. Gli pareva di attraversare un luogo pieno di roccie mostruose, di cespugli spinosi, di cardi secchi, illuminato da una luce azzurrognola di luna.Nel delirio ricordava perfettamente dove era diretto e che cosa voleva; ma benché corresse, arrampicandosi sulle roccie, saltando i cespugli, sudato, affaticato, angosciato, non riusciva ad allontanarsi da quel luogo misterioso. E ne provava un'ira, un dolore da non dirsi. Tutte le giunture gli dolevano, sentiva la schiena rotta, i piedi, le mani, le tempia pulsanti, e tutta la persona inondata di sudore; e andava, andava sempre, su per quelle roccie che gli davano un senso di spavento, di raccapriccio, in quel chiarore livido di luna invisibile che lo circondava d'una luce strana, più triste e spaventosa delle tenebre. Quanto tempo durò quella sua lotta immane contro le roccie, i cespugli, i cardi, quella sua ira indistinta, quel suo spasimo opprimente, quella sua paura di invisibili mostri, di quella luce orrenda, non seppe precisarlo mai. Altre visioni non meno mostruose, ma confuse, incalzanti, che s'intrecciavano, si dissolvevano, ritornavano, come nuvole spinte dal vento, lo avvolsero, lo torturarono.Giunse infine un momento nel quale l'anima, stanca e vinta, affondò in uno scuro abisso d'incoscienza, mentre il corpo continuava a soffrire; poi come una triste luce di alba scese nell'abisso, e crebbe e crebbe, e l'anima percepì la sofferenza del corpo, ma senza più sogni, e il febbricitante riaprì gli occhi alla realtà.

Ripresosi, Elias apprende delle nozze di Maddalena con il fratello Pietro.
La disperazione e il desiderio lo portano dapprima a considerare il sacerdozio; ma il disprezzo del suo buon (o cattivo?) genio zio Martinu per l'ipocrita progetto, e l'infelicità coniugale di Maddalena portano infine i due innamorati a perdersi.

La dolcezza e la colpevolezza frammiste tornano ad essere, con ancor più decisione, i poli tra cui oscilla l'irresoluto Elias, come un fuscello, una canna che si piega al primo urto di vento, secondo il padre della selva.

Ma anche questa voce ruvida della coscienza ha i suoi tentennamenti:
Ah. Elias Portolu, io non sono un sapiente; ma so che a ciascuno va messa la scarpa secondo il suo piede. Tu, che credi in Dio e nel demonio, sei venuto a chieder consiglio a me che credo solo nella forza dell'uomo; hai errato, ed ho errato anch'io dandoti dei consigli che non erano conformi alla tua indole: ecco fin dove arriva la mia sapienza, Elias! Ah, l'asino è più savio di me! Chi sa, ti dirò anch'io, che invece di giovarti, non ti abbia recato danno? Tu devi andare presso un uomo di Dio e chiedergli consiglio. Ma sei sempre in tempo. Ecco cosa ti dico.”

Il monte Orthobene.

Dietro un'apparenza solida come le rocce dell'Orthobene, nulla è dogmatico e miope nei protagonisti di questa fiaba tragica... e a maggior ragione cresce la confusione di Elias:
La sua era una così orribile felicità, amareggiata dal rimorso, dalla paura, dall'orrore del peccato! [...] Dopo il piacere provava tutto lo strazio del dolore, del rimorso e del disgusto; ma tornava a cercare la sua colpevole felicità per sfuggire a quel dolore, a quel rimorso. Inoltre egli, nei momenti più tristi della sua disperazione, cominciava a sentir disgusto e disprezzo per Maddalena. È lei la tentazione”, disse fra sé, dopo il colloquio con prete Porcheddu. “È lei che mi ha perduto: perché è venuta? Perché mi ha tentato? Non pensa a Dio, alla vita eterna, quella donna?” Poi si pentiva di quel disprezzo, ricordava come Maddalena lo amava, e si sentiva trascinato verso di lei da una tenerezza ancor più profonda, da un amore ancor più ardente. Ma la parola di prete Porcheddu aveva gettato buon seme; il rimorso e il dolore si fecero più intensi nel cuore di Elias, ed egli ricominciò a pensare che doveva cercar pace altrove che non vicino a Maddalena. Un giorno saremo vecchi”, le disse una volta, “che faremo allora? Ci perdonerà Iddio?” Non parliamo di queste cose!”, diss'ella indispettita. “Oh che forse vuoi farti prete,come dicevi nella festa di San Francesco?” E rise.Egli trasalì e non rispose, ma il suo disgusto e la sua irritazione contro Maddalena crebbero. Se ella gli avesse risposto a tono, dimostrando speranza nella misericordia del Signore, egli si sarebbe commosso e l'avrebbe amata di più, ma le beffe e il dispetto di lei gliela resero per un momento odiosa. Da quella sera cominciarono ad avere delle piccole questioni, ora per questo, ora per quello; dopo essersi separati, Elias si pentiva delle sue parole, ma rivedendo Maddalena, ricominciava. Senti, Elias”, ella gli disse alla fine, “tu sei irritato e mi maltratti ingiustamente; ed anche io, sotto il ferro rovente delle tue parole, spesso non so quel che mi dico. Finiamo con non intenderci più, mentre non possiam vivere una senza l'altro. È meglio che per qualche tempo non ci vediamo: ti pare? Tanto più che dobbiamo per un po' lasciarci...” No, è meglio anzi vederci più spesso, e litigare e finire per l'odiarci e separarci per sempre.” Elias!”, diss'ella impallidendo. “Perché parli così? Perché dobbiamo odiarci e separarci per sempre?” Perchè siamo in peccato mortale.” Ella si fece mortalmente triste. E non lo sapevi prima, Elias Portolu? Adesso è troppo tardi!” Perché è troppo tardi?” Perché io sono madre di un tuo figlio...”

La paternità - clandestina paternità - di Elias porta alla luce un'insospettata dolcezza fra le aspre montagne sarde: il giovane
pensava anche a questo figliuolo. Sarà maschio”, diceva fra sé. “Appena grandicello verrà qui con noi, con me; lo terrò sempre con me, mi farò amare da lui assai, assai.” E si sentiva tutto felice; ma spesso un'ombra lo turbava: E se Pietro lo vorrà con sé? Egli lo crederà suo figlio, lo prenderà seco, ne farà un contadino, si farà amare come padre”. No, no!”, pensava poi. “Io gli dirò: "lasciami il bambino, io non prenderò mai moglie e gli lascerò tutto il mio avere; lo farò studiare, lo farò mio". Pietro cederà e il mio bambino mi amerà.” A poco a poco l'idea di questo bambino lo prese tutto; formava già dei pazzi progetti e cominciò a pensar più a lui che a Maddalena.

Accenti da mammo, diremmo oggi, ispirati a una legge d'amore più che a un severo spirito patriarcale, non distanti da quelli espressi dal severo zio Portolu verso i tre figli, benché adulti!
quando si trovava solo, il vecchio si rattristava, si sentiva anche lui il cuore piccolo come quello d'un uccellino. Sta a vedere che Elias s'ammala. Ah, no. San Francesco mio, pigliatevi me, ma lasciate vivi e forti i miei figliuoli! I miei figliuolini! I miei colombi! Gli uccellini miei! Ah, che essi siano felici, e che zio Portolu muoia pure disperato. Elias, Elias, perché non ti curi? Che farei io senza di te? Farò venire tua madre, ti farò tornare con essa in paese; ed essa ti metterà a letto e ti farà le medicine con le erbe, col sale, con le sante medaglie, come essa le sa fare.”

Ed è proprio l'irrealizzabile desiderio di essere padre del proprio figlio, oltre al vincolo che il nascituro rappresenta nei confronti di Maddalena, che paradossalmente - o forse no - spinge Elias agli Ordini sacerdotali:
ora si rattristava e lagrime amare gli offuscavano gli occhi. Eppure era fermamente deciso; ma la sua tristezza veniva appunto dalla sua ferma decisione. Non era più il sogno, adesso, era la realtà; ed egli, nel primo momento della sua risoluzione, non poteva staccarsi dal passato senza sentir sanguinare il cuore. Era l'addio a tutte le cose che formavano la sua vita; era quindi la sua vita stessa che se ne andava, con le abitudini, le gioie, i dolori, le passioni, gli errori, i piaceri.

Grazia Deledda, tuttavia, nel suo linguaggio semplice e lirico, suggerisce che non sia soltanto il peccato cristianamente inteso la colpa che Elias deve scontare.

Al contrario, la vita religiosa non è riparazione, ma ratifica di un più grave tradimento: verso i propri sentimenti, verso l'amore, la fecondità, le radici, lo spirito ancestrale che sembra animare ogni pietra, ogni arbusto di Sardegna.

E anche verso la famiglia, che pure quel passo ha incoraggiato: la sua tiepida presenza di zio prete, anziché di uomo e di padre, non varrà a salvarla dal disfacimento; quel Dio onorato e servito a metà sarà la consolazione obbligata di Elias davanti al dolore e alla morte.

Dolore e morte che si consumano al chiuso, nascosti a quella natura magica e senziente la cui comunione Elias ha ormai rinnegato.

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