Le situazioni di Lui & Lei al sapore di piombo

C'è lui: capitano dei Carabinieri, povero, solido, maschilista, fascista.

C'è lei: giornalista e studentessa fuori corso, ricca, strutturalmente indecisa, ribelle.

C'è un fidanzamento che si è rotto e un improvviso ma non imprevisto ritorno.

No, non è la trama di un manga di ambientazione ucronica, ma l'apertura di un breve romanzo di Carlo Cassola - forse uno dei più dimenticati autori del Novecento italiano.

Monte Mario, edito da Rizzoli.

Monte Mario
(1973) è un libretto agile, di quelli che si leggono in un pomeriggio.


Due soli i personaggi - comparse escluse - come abbiamo visto; eppure, tradiscono una tale riserva di contraddizioni, incoerenze e incertezze da essere più che sufficienti.

Lui&Lei, quindi.

Mario, che nella sua misura non si lascia travolgere da quel po' di autorità che ha appena conseguito, perché
Comandare era un piacere, ma bisognava farlo con impegno.
Ed è compìto, integro, manicheo al punto da limitare gli ambiti della sua vita anche da un punto di vista linguistico:

.. dulcis in fundo, quella magnifica mula (a queste cose il capitano ci pensava in dialetto).
Elena, che, ragazza moderna, rigetta ogni etichetta e rivendica il diritto alla complessità:
"I sentimenti sono un miscuglio" sentenziò Elena. "C'è la simpatia, c'è l'affetto e c'è anche qualche altra cosa... Sia con quelli del nostro sesso che con quelli dell'altro sesso..." 
e ancora: 
La gente è stupida è... materialista: misura tutto con quel metro. Anche le faccende d'amore. Per la gente il massimo è andare a letto insieme... Non capisce quanto può essere bello anche che non ci sia nulla tra due persone... Che non ci sia nulla di materiale."
Luoghi comuni, ma c'è un certo pragmatismo in queste riflessioni. 
Elena, rifugiatasi nell'appartamento di scapolo di Mario dopo un litigio con la famiglia, cerca di schivare le profferte di Mario: sempre con quel sentore di superiorità intellettuale, sociologia e Freud che scatena in lui un misto di insofferenza e volontà missionaria (da intendersi in più sensi...).

E la tensione sociale e politica del momento (siamo a Roma, nel 1970) si riproduce in miniatura nel rapporto fra i due.


Gli spiriti guida di Elena e Mario.

Ogni pretesto è buono, anche la verginità della ventiseienne Elena:

"Vuoi dire che sono una ragazza seria... e mi fa piacere che gli altri credano che sia una puttana? Potrebbe anche darsi che fosse così" aggiunse piano, come se parlasse a se stessa.
"Non è precisamente quello che intendevo io... Ti fa piacere che gli altri credano che hai una doppia vita... Ci tieni ad avere dei segreti. Che poi, sono segreti da nulla..."

"Non mi saprò mai decidere. Sono tentata di farlo, e nello stesso tempo considero il mio stato un bene troppo prezioso per perderlo..."
"Figurati se non apprezzo i tuoi scrupoli. Oggi giorno a quindici anni sono già delle puttanelle, e tu a ventisei ci tieni sempre alla verginità... Ma una ragazza che ha avuto anche una sola esperienza ha perso la metà del suo valore... è come un'automobile usata: si deprezza immediatamente."
Elena fece una smorfia di disgusto:
"Hai tirato fuori un bellssimo paragone. Hai davvero un bel concetto delle donne... Sembra che il valore di una ragazza consista solo in quello... Delle sue doti morali, intellettuali, non te ne importa un bel niente".
"Perché vuoi far finta di darmi contro se sei d'accordo con me? L'hai detto un minuto fa che la verginità è la cosa più preziosa che possiedi..."
"Io veramente non ho detto tutte queste cose. Ma lasciamo andare."
Elena veste con perizia i panni della giovane progressista; il tradizionalista capitano, invece, opta per una paterna indulgenza, e cerca un accordo: ciò che più gli preme è sincerarsi della fondamentale onestà dell'amata e farla finalmente sua (davanti a Dio e al mondo, s'intende).

Ma ecco che il candore infantile di Elena, sempre indecisa e inconcludente, comincia a non più solleticare, ma frustrare le sue legittime e in fondo tenere voglie:
"Se io vivo nel mondo dei sogni, perché vuoi richiamarmi alla realtà?"
"Ma perché non sei più una bambina" aveva risposto lui esasperato. "Perché è tempo che tu metta i piedi in terra..."
"Non ce li voglio mettere" aveva risposto lei piano. "E poi, se mi piace stare con la testa nelle nuvole, cosa ve ne importa? Ho fatto forse del male a qualcuno?"
"A me sì."
Lei s'era mostrata afflitta:
"In che modo?"
"Illudendomi... facendomi credere che mi avresti sposato."
Povero Mario!
Si è covato una serpe in seno: le lezioni di moralità che ha impartito a Elena gli vengono ora ritorte contro dalla scaltra ragazza, che - con una notevole ma sempre mutevole eccezione - lo respinge appellandosi alla propria purezza:
"Ma Elena, non sei più una bambina... Lo capisci anche da te che l'amore suscita il desiderio... Io desidero di vederti, di starti vicino... anche di abbracciarti e baciarti... non vedo cosa ci sia di male."
"Tu sei un giovanotto."
"Perché, una ragazza non può avere gli stessi desideri? Una volta che è innamorata, che è sicura della scelta che ha fatto..."
"L'amore, l'amore... L'amore è una truffa... Voi rivestite con la parola amore le vostre brutte voglie..."

"Una ragazza perbene non si dà al primo venuto. Si dà a quello che crede che sarà l'uomo della sua vita... nella sostanza, la pensi come me."
"E' che semplicemente non mi va di buttar via la mia vita... Che non sarà niente di speciale, sono la prima a riconoscerlo... Ma insomma è mia e ho il diritto di farne cosa mi pare."
"Ho paura che tu non la viva, e che non la vivrai mai" sospirò il capitano.
Dalla risposta di Mario, intuiamo come anche lui inizi a recepire qualcosa del mondo di Elena, facendosi fine psicologo:
A volte il capitano aveva l'intuizione della verità: in quella lotta fra il sentimento e la ragione, o tra la paura di rimanere zitella e la paura di cambiare, non ci sarebbe stato né un vinto né un vincitore. Elena sarebbe rimasta eternamente bilanciata fra un sentimento e l'altro. Quell'altalena non sarebbe finita mai.
Si tratta di un sincero moto verso Elena, un compromesso? O è, come per la ragazza, una semplice strategia di accerchiamento dell'amato nemico?

Nulla ci autorizza a propendere per l'una o l'altra ipotesi, nemmeno mentre la prosa rapidissima e scarna di Cassola ci accompagna quasi senza accorgercene alle ultime battute.

Non ci sono vere ragioni; quelle che si era pronti a difendere non esistono più, e quelle nuove o possibili non convincono.
In ogni caso, nulla importa davvero.

L'unica certezza è che si tratta di un gioco delle parti, di una commedia degli equivoci estenuante, che rivela la necessità del conflitto, meschino, banale, e che in fondo sospettiamo già truccato in partenza, come motore della vita, o di qualcosa che le assomigli.

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